VICINI

Natalia Colombo, Elena Rollo
Kalandraka, 2008, 30 p.
Illustrato

Età di lettura: scuole dell’infanzia

Così lontani, chiusi nel loro mondo e nella loro solitudine, eppure così vicini, sono un papero e un coniglio, i protagonisti di questa storia. Un racconto semplice sull’incomunicabilità e la difficoltà di costruire legami. 
Ogni mattina il signor papero e il signor coniglio vanno entrambi al lavoro. Che siano tristi o di fretta, si incontrano sempre sia all’andata, che al ritorno. Frequentano lo stesso parco e la stessa piazza, ma non si salutano mai. Abitano l’uno accanto all’altro, ma le loro esistenze scorrono parallele senza entrare mai in contatto. Ed  è un vero peccato, perchè Il signor papero e il signor coniglio potrebbero essere grandi amici e  ignari, più o meno inconsapevolmente l’uno dell’altro, non sanno che potrebbero insieme condividere piccoli e grandi momenti di quotidiana felicità.
Le illustrazioni artistiche, dai colori decisi, descrivono le azioni di papero e coniglio e completano il testo integrandolo, rivelando scene e particolari su cui le parole non si soffermano. nell’ultima pagina possiamo osservare le attività che papero e coniglio potrebbero condividere se fossero amici: fare un bel viaggio in auto, sostenersi nei momenti di difficoltà, giocare e magari chiaccherare allegramente bevendo un the caldo.
Un fermo-immagine sulla nostra società, sulle scene che ogni giorno si ripetono lungo le strade delle nostre città: persone che corrono, prese da mille impegni, concentrate solo su se stesse a tal punto da “non vedere” nulla al di là del proprio naso. Non  è solo la fretta e l’andamento di una vita caotica che non da tregua, ma, piuttosto, è una paura di fondo: quella di doversi mettere in gioco e contaminarsi per un attimo con l’altro, di incontrarsi su un terreno sconosciuto e profondo, quello delle emozioni e dell’identità, che porta inevitabilmente a porsi in discussione, che ci obbliga a riflettere e rimettere in gioco tutte quelle certezze e convinzioni che ci appartengono. E’ il peso di dover “provare”, gestire, contenere, decifrare, emozioni e sentimenti. L’immobilità del proprio guscio rimane il luogo sicuro in cui rifugiarsi per non rischiare. Nell’incontro con l’altro il rischio, si sa, è quello di esporsi, mettersi in-relazione. E così senza pensarci troppo su, con il rischio eliminiamo anche l’altra faccia ella medaglia: aprirsi alle possibilità e alle occasioni che la vita ci riserva. Sono piccoli attimi quotidiani, dettagli, come un sorriso, uno sguardo, una parola capaci di scaldarci il cuore e di provocare in noi inaspettate trasformazioni.
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