NELLA SOFFITTA DI MIA ZIA

Andy Goodman
Corraini, 2012, 36 p.
Illustrato
Età di lettura: scuola primaria


Ho sempre avuto un debole per le soffitte, specie quelle buie e polverose in cui possono trovarsi oggetti di ogni tipo, tesori dimenticati nel tempo che sanno di passato e che emanano un potere particolare. Ammassati casualmente, ricoperti di ragnatele o disposti ordinatamente su mensole e scaffali oggetti e cose ritenuti ormai inutili o privi di valore racchiudono storie e ricordi magici di vite passate. 
Così nel mio immaginario le soffitte sono luoghi magici e misteriosi da esplorare nel tentativo di riportare alla luce chissà quali meraviglie… Sono i luoghi ideali in cui incontrare strane e leggendarie creature. Ma ci vuole una certa dose di coraggio per affronatare quelle terre buie e selvaggie! 
La sorte purtroppo non è stata troppo generosa con me, e durante la mia infanzia mi sono sempre dovuta accontentare delle umide e popolate cantine di amici e parenti, che anche oggi quando ho tempo non disdegno visitare. 
E’ incredibile quello che ci si può trovare, non smetterò mai di restarne ogni volta stupita.. 
Ad ogni modo la protagonista di questo originale racconto è proprio una soffitta. Ne facciamo conoscenza già dalle prime pagine rigorosamente nere, come il resto del libro. A sinistra il testo, a destra scorgiamo la casa della zia Mable, da poco defunta, i cui contorni sono delineati da un nero più denso e lucido di quello delle pagine, e in cui spicca solo un rettangolino rosso, la finestrella illuminata della soffitta. Ora che la zia non c’è più il protagonista si chiede cosa gli avrà mai lasciato in eredità e soprattutto quali tesori tenesse in soffitta. Voltando la pagina entriamo in casa. 

La luce è spenta, tutto è scuro e immerso nel buio. Siamo nell’ingresso e distinguiamo una serie di foto, quadri e immagini appese al muro in prossimità di una scala. salendo eccoci finalmente nella soffitta di zia Mable piena di oggetti differenti. 

La narrazione ora si dipana tra passato e presente attraverso i ricordi del bambino che va alla ricerca di quegli oggetti che avrebbe voluto per se, ma che ora non ci sono più: un orologio a cucù che si colora di rosso stagliandosi sul nero dello sfondo e che girando pagina si scopre essere stato spedito alla cugina; un cavallo a dondolo che notiamo subito, ma che girando pagina è assente dalla scena perché rimasto da una nipote in Cornovaglia, il biciclo così divertente da guidare che purtroppo doveva essere riparato da un vecchio amico, le mazze da golf lasciate al fratello Thomas, il violino proprio al limitar della pagina destinato al bambino della porta accanto, una ricca collezione di giocattoli lasciati al Museo di Londra, la bellissima casa delle bambole affidata alla sorella della zia, i vasi di terracotta imballati e spediti ad una famiglia in St. Ives… 
Ad ogni ricordo corrisponde una doppia pagina in cui l’oggetto, come se fosse illuminato da un riflettore, si colora caratterizzandosi rispetto agli altri elementi che vediamo tutti sui toni della scala di grigio. Nelle due pagine successive invece ritorniamo alla dimensione temporale del presente e l’oggetto scompare dalla scena. E’ il testo ad indicarci il perchè, a fornirci indicazioni utili riguardo alla sua assenza dalla soffitta. Continuando attraverso questa inconsueta passaggiata tra le pieghe del tempo e della memoria, ecco che alla fine non sembra rimanere molto nella soffitta di Zia Mable: è stato donato quasi tutto in benificienza.
Tutto tranne una cosa: una chiave da cui pende un cartellino con un messaggio davvero speciale indirizzato proprio al protagonista del racconto…
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