CIELO BAMBINO

Alessandro Riccioni, Alicia Baladan
Topipittori,  2011, 24 p.
Illustrato: scuola dell’infanzia, 
scuola primaria (dai 5 anni)
Cielo bambino è una raccolta di poesie che ci conducono in un magico viaggio attraverso le meraviglie del creato e il susseguirsi dei cicli astronomici e stagionali. 
Come una ninna nanna il ritmo e le scansioni del testo cullano il lettore attraverso il cielo e i suoi elementi in continua trasformazione: 
nuvole impalpabili da seguire fuori dalle mura di casa si trasformano in pecorelle che pascolano su un prato verde, a bordo di imbarcazioni e razzi spaziali si naviga in un cielo notturno costellato da stelline luminose fino ad arrivare vicino alla luna, si sogna, si osserva, si gioca con lo scorrere del tempo e con il creato nella sua immensità.  
I testi di Riccione sono altamente simbolici ed evocativi:
Stanotte il cielo/ è pieno di buchi,/ sono le tarme, oppure i bruchi?/ Stanotte il cielo/ mi sembra graffiato,/ è stato il gatto,/ che si è arrabbiato?/ eppure i buchi/ sulla sua pelle,/ se non li cuci diventano luci./ eppure i graffi/ sulla sua pelle,/ se li rammendi,/ diventano stelle.

Nuvola bianca/ l’azzurro ci manca/ nuvola grigia/ come bambagia/ nuvola nera/ piove stasera/ nuvola rosa/ il sole riposa.
Ecco che le poesie, anche senza essere accompagnate dalle immagini, suscitano sensazioni e suggestioni immediate, stimolando la fantasia e l’immaginazione.

Anche Alicia Baladan, per illustrare “Cielo bambino” si è lasciata contaminare dalla forza del testo e dalle sue suggestioni alle quali si è affidata per sviluppare il suo progetto artistico, dedicato ai suoi 2 figli.
Nel blog di topipittori Alicia racconta ai lettori “(..) in quasi tutte le poesie c’è un andirivieni. Ho sentito che in qualche modo le immagini dovevano spostarsi, ruotare, ballare al ritmo delle frasi (…). Dall’inizio alla fine del libro ho voluto far crescere (invecchiare) i protagonisti, uno in particolare, perché i testi pur non essendo in una sequenza di giorno e notte o di stagioni mi hanno dato il senso del tempo. Diciamo che all’interno di ogni doppia pagina c’è qualcosa che inizia e finisce, che io ho sentito nel ritmo delle poesie come una sorta di gioco…

Così su ogni doppia pagina nascono immagini oniriche e sognanti, alcune delle quali apparentemente fuori contesto rispetto alle parole del testo, mobili e dinamiche, capaci di aprire nuove chiavi di lettura e di interpretazione, in trasformazione, in un gioco continuo e circolare, dove la dimensione reale viene contaminata da quella fantastica e viceversa. 
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