La zattera

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Olivier de Solminihac,
illustrazioni di Stéphane Poulin
Orecchio Acerbo, 2015
Illustrato
Età di lettura consigliata: scuole dell’infanzia, scuole primarie primo ciclo

Fin da piccola ho sempre vissuto negativamente l’arrivo dell’inverno. Il freddo non  l’ho mai tollerato e la fine dell’estate provocava in me uno stato di assoluta malinconia e tristezza. Non sopportavo proprio le basse temperature e il grigiore invernale. Avevo la sensazione che sotto quel cielo grigio e spesso come una trapunta il mondo si fosse fermato, la vita scivolata via e nulla aveva più senso. Anche le mie emozioni sembravano assopite, in attesa che un raggio di sole le risvegliasse. Pensavo che per me allora ci fossero solo due opzioni possibili per sopravvivere: andare in letargo o migrare in un paese caldo e per lo meno con temperature più miti. La prima non era di certo una via praticabile, la seconda poteva diventarlo se solo fossi riuscita ad accumulare qualche risparmio… Cosa che non è mai avvenuta!  Sognavo di fuggire verso la mia isola che non c’è o di riuscire un giorno ad abbandonare tutto per ricominciare una nuova vita in un luogo dove le uniche cose presenti fossero la natura e il mare. Era il sogno anche di mio padre: poter avere una casa al mare dove rifugiarsi per ritrovare pace. Se non avevo mezzi e risorse per partire, raggiungevo spiagge, isole e mondi marini attraverso la lettura. L’isola del tesoro e Ventimila leghe sotto i mari hanno abitato per molti anni sul mio comodino. Leggevo e fantasticavo.

Sono cresciuta, e anche se continuo a detestare il freddo, ora riesco ad apprezzare l’inverno e a coglierne anche gli aspetti positivi: restare accoccolati nel letto sotto il tepore delle coperte mentre fuori piove, passeggiare per le vie nascoste del centro di Bologna immersi nell’atmosfera natalizia, osservare la pioggia che cade ed ascoltare il suo suono, chiudersi in casa e dedicarsi ai propri passatempi preferiti mentre fuori si gela… non doversi preoccupare dei peli delle gambe e della ricrescita e tanto meno di come starà il costume dopo aver mangiato una cassa intera di mele! … a parte gli scherzi, mi sa che sto invecchiando!

Comunque non sono mai riuscita a realizzare il mio sogno di trasferirmi in un’altra città o paese e continuo come allora a sentire la nostalgia per il mare. Mi manca il profumo della salsedine, la sabbia umida del mattino, la brezza leggera che ti accarezza la pelle, l’acqua fresca che scorre ridandoti energia, il colore del cielo e del mare uniti sulla linea dell’orizzonte in una cosa sola, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli. Mi mancano i momenti in compagnia di mio padre. E’ lui che, quando ero piccolissima, mi ha insegnato a nuotare. Lui che al mare tornava bambino e anche un frammento di una conchiglia o un’orma di un piede sulla sabbia si trasformava per noi in una scoperta, in un gioco. Come allora per sentirmi meglio leggo e mi immergo nel mio mondo. Il mare lo cerco in quelle pagine e come un tempo fantastico.

Oggi ho deciso di seguire il racconto in prima persona di una giovane volpe che insieme ad una capra ed un orso partono per trascorrere una giornata al mare.

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Giunta l’estate i tre animali antropomorfi protagonisti partono a bordo di una vecchia macchina un po’ stretta per trascorrere insieme una giornata di vacanza al mare. Giunti però a destinazione, una volta aperto il cofano, i tre rimangano sorpresi e increduli di fronte a quello che vedono: telo da spiaggia, secchiello, palette, salvagente e costumi da bagno non ci sono. Si sono dimenticati a casa tutto l’occorrente. Ci vorrebbe una magia, pensa Margherita, per farli apparire come per incanto. Ma non è proprio possibile. E ora?

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Il vento caldo arruffa la duna, e gli animali si avviano correndo verso la spiaggia. Osservano il mare turchino che si spiega davanti a loro. Sarebbe bello potersi immergere, ma il bagno non si può fare senza costumi. Seduti sulla riva sembrano un po’ sconsolati e annoiati: Cosa possono fare? Privi dell’occorrente per la giornata e senza qualcuno che indichi loro come fare, senza saperlo, trovano un gioco universale che possono fare tutti senza bisogno di niente: utilizzare l’immaginazione e quello che la natura mette loro a disposizione per divertirsi insieme, ad esempio, costruendo una zattera, come suggerisce Michao. Seguendo le sue istruzioni partono in esplorazione. Margherita va in cerca di conchiglie mentre la piccola volpe raccoglie i legnetti vicino alla scogliera e li porta nella postazione che fungerà da cantiere. Michao li seleziona con cura e spiega all’amico come si annodano le alghe per tenerli insieme. Seduti sulla sabbia accanto al mare, mentre il vento soffia e qualche gabbiano vola sopra di loro, i tre animali costruiscono la loro piccola zattera.

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Margherita sparge sulla base le conchiglie e Michao raddrizza l’albero e verifica i nodi. Sembra pronta, sono stati davvero bravi.

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Adesso non resta che provarla! Ci si rimbocca i pantaloni, si tira su un po’ il vestito e ci si avventura tra le onde. Michao posa la zattera sulla superficie dell’acqua e la marea lentamente la trascina a largo. Dove sarà diretta? Dove vogliamo, chi può dirlo, per saperlo basta usare l’immaginazione. E mentre la zattera lentamente si allontana i tre amici  la salutano gridando dalla riva. La giornata è finita è ora di rientrare. Con piccola volpe seduto sulle spalle, Michao insieme a Margherita si incamminano felici per tornare a casa.

Impossibile non venire catturati dalle illustrazioni plastiche e vive che accompagnano il testo raccontando momenti di quotidianità nei quali tutti noi potremo facilmente ritrovarci. I tre amici per dimensioni e caratteristiche diverse potrebbero rappresentare benissimo i componenti di una famiglia. La scelta di rappresentarli umanizzati, e la narrazione in prima persona inoltre facilita sicuramente l’identificazione. Sono quasi certa che, anche per i più grandi e per gli adulti  la lettura di questo grande albo illustrato farà riemergere ricordi d’infanzia più o meno lontani, magari di quei fine settimana in cui si partiva con i genitori per una scampagnata al mare o ci si preparava per le vacanze estive. E quante volte da piccoli, avremo ripetuto la frase: “E ora che faccio? Io mi annoio”. A prescindere dal fatto che credo sia utile anche annoiarsi, per riuscire a ridare valore a certi momenti e ritrovare il piacere di restare soli con i propri pensieri, questo racconto ci permette di ricordare che non servono giochi costosi e di ultima generazione per intrattenere i bambini, come non serve nulla per rendere una giornata speciale: è tutto li a portata di mano, dobbiamo solo fermarci un attimo uscire dalla nostra vita caotica e iper-stimolata e utilizzare un po’ di fantasia, trovando il tempo di farlo insieme ai bambini, loro, che sanno meglio di noi, che con l’immaginazione tutto può diventare possibile.

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