Pensieri fuori dal coro: polpettine di mortadella, prosciutto cotto e timo

polpettineLe ferie son finite. Lunedì sono rientrata al lavoro. Mi sono sentita come un bambino al suo primo giorno di scuola. Anzi peggio, perché in fondo quando ero piccola ero molto contenta di andarci per poter stare un po’ lontana da casa! Nel tempo poi mi sono ricreduta visto che la convivenza con gli altri compagni di classe non è stata cosa facile. Tutt’altro. Diciamo solo che sono sempre stata un po’ presa di mira e quando mi andava  meglio diventavo stranamente invisibile… Tanto per darvi l’idea, dalla seconda elementare in poi la mia migliore amica per molto tempo è stata una grande quercia del giardino di scuola. Le raccontavo i miei segreti. Le confessavo l’odio viscerale che provavo per gli occhiali che dovevo portare e che, casualmente, mi si rompevano spesso (chissà come mai…). In seconda elementare, o forse in terza non ricordo, in classe si leggeva “Bandiera, storia di una foglia”. Il libro ha per protagonista un albero e alcune delle sue foglie per raccontare il ciclo della vita. Io, come potete immaginare, me ne innamorai. Presi a parlare con ogni albero del giardino di scuola. Ed é proprio li, sotto la grande quercia che si consumò il primo di una lunga lunga serie di scherzi ad opera di un gruppetto di bambini non troppo simpatici. Eravamo appena usciti per l’intervallo dopo pranzo e io me ne stavo li in giardino in compagnia del mio albero. Il gruppetto scese le scale e mi si avvicinò chiedendomi se volevo mangiare insieme a loro delle piccole liquirizie. A me non sono mai piaciute e, anche per questo, un po’ seccata rifiutai la loro proposta… Ma i bambini non si arresero e cercarono in tutti i modi di convincermi. A sentir loro si trattava di caramelle davvero speciali. Le avevano assaggiate tutti, mancavo solo io. Ingenua e un po’ tonta mi facevo abbindolare bene. Sfinita, per togliermeli dai piedi, li assecondai. Le infilai tutte in bocca e, con mio sommo disgusto, non ci misi molto a scoprire cosa rendeva uniche quelle caramelle: i grani di pepe nero della mortadella appena mangiata in mensa! Se sulla mortadella sono la morte sua, con la liquirizia invece alla morte ti ci conducono! E poi, ripensandoci, con cosa li fecero aderire alla superficie dei dolcetti? La risposta ce l’avrei, mi sembra ovvio, ma preferisco non esprimermi!
Questo fu uno dei tanti scherzi di cui fui protagonista. Alle medie avrei preferito burle simili alle frecciatine continue che ricevevo soprattutto per via della mia statura. 1.55 non é gran che come altezza e questo i miei cari compagni di scuola non mancarono mai di farmelo notare in mille modi possibili. Alle superiori finii diverse volte dentro i cassonetti della spazzatura, le mie scarpe venivano spesso lanciate sulla porta del preside e i miei set di matite x i disegni artistici si dimezzavano improvvisamente senza che io potessi batter ciglio. Ma tutto andava benone, più o meno. Di certo non ero popolare, ma bravate simili erano fatte a fin di bene per dimostrare che anche io facevo parte del gruppo, insomma una specie di rito di iniziazione. Poi come biasimare i miei compagni? Allora ero veramente una ragazzina fuori di testa, ma tutti i prof (o quasi) mi adoravano. Avevo ottimi voti anche se ero indisciplinata. Mi piaceva studiare e fare il mio dovere x dare il massimo. Era una continua lotta per dimostrate a me stessa di essere all’altezza. Ma alla fine, ero una secchiona altruista pronta a passare compiti, una casinara, una chiacchierona che non stava mai ferma, una che durante le verifiche passava i bigliettini sotto i banchi e avevo pure qualche problemino di condotta…. Ciò mi fece acquistare punti: agli occhi dei miei compagni non apparivo certo come una studentessa modello, poco ma sicuro. E in effetti era proprio cosi!

Ora, a parte tutto, tirando le somme sono stata fortunata. Mangiare un po’ di pepe  o fare una gita tra i rifiuti é roba da poco conto se paragonata ad un cazzotto in pancia ben assestato o altre violenze simili. Purtroppo i tempi cambiano ma certe brutte abitudini rimangono sempre le stesse. Di bulli ce ne sono stati sempre e sempre ce ne saranno, ma oggi quello che rattrista  è rendersi conto di come si sia abbassata la soglia di età di chi nella più totale indifferenza compie atti di estrema crudeltà fisica e psicologica verso le sue vittime, per umiliarle e renderle “ridicole” davanti al gruppo, virtuale o reale che sia. Ragazzi o bambini, anche i momenti di vera difficoltà e di pericolo si trasformano in occasioni allettanti per rendersi grandi e far soccombere l’altro, meglio se piú debole, anche quando in gioco c’è la sua vita. Ma di questo loro, probabilmente, non hanno consapevolezza.

Ecco, dedico a loro, ai bulli e le bulle del passato e a quelli del presente, questi stuzzichini Mentre li cucinavo, mi hanno riportato alla mente frammenti della mia infanzia. Mi capita spesso di proporli (ovviamente con quantità decisamente più ridotte) per smaltire l’affettato che la dolce metà usa per i panini durante la settimana e che poi dal venerdì al lunedì della seguente settimana resterebbe in frigo abbandonato a se stesso. Sono polpettine veloci da preparare, gustose e perfette come secondo, ma anche per accompagnare un aperitivo. Provatele con i salumi che preferite. Sono ottime anche con i semi di finocchietto.

POLPETTINE FRITTE DI PROSCIUTTO COTTO, MORTADELLA e TIMO 

polpettine

Ingredienti per 15 polpette circa

90 gr di mortadella di bologna
90 gr di prosciutto cotto
3 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano
2 cucchiai di pan grattato più quello per l’impanatura
1 uovo
15/16 olive verdi
una pizzico di zenzero (potete ometterlo se non vi piace)
olio per friggere
sale e pepe q.b.

Nel mixer frulla la mortadella e il prosciutto cotto. Versa in una ciotola il composto, unisci il parmigiano, il pan grattato, l’uovo leggermente sbattuto e il timo. Impasta bene tutti gli ingredienti poi regola di sale e pepe. Preleva un po’ di carne e con le mani forma una polpetta. Schiacciala tra i due palmi delle mani e posiziona un’oliva al centro del disco di impasto così ottenuto. Richiudi la carne sull’oliva “imprigionandola” bene cercando di conferirle nuovamente una forma sferica facendola roteare tra i palmi delle mani. Continua così fino ad esaurimento dell’impasto. Passa ogni polpetta nel pan grattato facendolo aderire bene.

polpettine crude

Friggi le polpette in olio bollente.

collage

Quando sono dorate prelevale con una schiumarola e asciugale nella carta assorbente. Servile ben calde, magari con tante salsine diverse di accompagnamento.

in frittura 1

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