La cucina dell’anima: Bhajias frittelle di cipolla indiane e il “senso dell’offerta”

Amo viaggiare ma, purtroppo, per mille differenti motivi, non ho mai avuto la possibilità di farlo seriamente. Solo qualche viaggetto europeo e poco oltre. Così, quando sono in preda ad una smania quasi compulsiva di far le valigie, mollare tutto e partire verso isole lontane, sublimo viaggiando virtualmente. Esploro con google Earth, mi perdo tra i tanti programmi televisivi disponibili, passeggio tra i sentieri della lettura: guide turistiche, letteratura di viaggio, ricettari sono i miei preferiti e con loro ogni volta la mia vacanza immaginaria si conclude tra i fornelli nella speranza di ricreare quelle magiche atmosfere di paesi e terre lontane proprio qui a casa mia. Infondo, il cibo e la cucina sono un valido e potente mezzo per conoscere e comprendere meglio la cultura e le tradizioni di un popolo ma anche per scoprire modalità diverse di vivere e concepire il momento del pasto e la sua preparazione. Cucinare con sapienza, tenendo conto della storia e del valore di cui il cibo è portatore è ciò che ha portato Giuseppe Conte e Maria Rosa Teodori a raccogliere in un libro le ricette scoperte durante i loro viaggi in giro per il mondo, suddivise in sei percorsi ognuno dedicato ad un aspetto diverso della cucina sapiente. “La cucina dell’anima”  è dunque il frutto delle loro innumerevoli esperienze, un ricettario pensato per approcciarsi al cibo e cucinarlo con maggior consapevolezza, con sapienza, riscoprendone il valore e i tanti significati che racchiude, molti dei quali anche e sopratutto religiosi. Non a caso le ricette proposte sono 99 come i nomi di Dio conosciuti.

Entusiasta della lettura, ho pensato che sarebbe stato bello intraprendere insieme questo viaggio tra saperi e sapori, sperimentando ogni settimana una ricetta diverse e la filosofia di fondo per cucinarla con l’anima. Che ne dite viaggiate con me?

Oggi, per il nostro primo viaggio, con queste frittelle speziate di cipolla e farina di ceci, facciamo tappa in India per scoprire che cosa significa in cucina “Il senso dell’offerta”.

Quello che la cucina indiana insegna è il senso dell’offerta. Il momento votivo parte di una concezione rituale della vita quotidiana, è essenziale nella spiritualità indù […] Di fronte alle lenticchie, al pollo o all’agnello, di fronte al profumo forte emanato da tutte le spezie, bisognerebbe ricordare che non tutto quello che abbiamo davanti è nostro. Non tutto ci appartiene anche se lo abbiamo comperato noi e abbiamo deciso noi come cucinarlo. (La cucina dell’anima, G. Conte e M.R. Teodori, Ponte alle grazie 2013, p. 27).

L’India presenta una cucina molto variegata ricca di piatti vegetariani, legumi e  spezie, ma anche la carne in alcune zone del paese ha un ruolo fondamentale. La presenza di cibi e stili alimentari molto diversi e variegati dipende prevalentemente dalla casta sociale a cui si appartiene e dalle diverse religioni che coabitano insieme nello stesso territorio: islam, buddhismo, islamismo, ognuna è parte integrante della vita quotidiana, influenzandone molti aspetti, come appunto l’alimentazione. Tra queste l’Induismo, costituito da una serie di differenti correnti religiose, è il culto maggiormente diffuso tra la popolazione. Nell’induismo, così come nelle altre grandi religioni orientali che professano la pace e la non violenza, è di vitale importanza il rispetto del mondo vegetale e animale che, per ragioni spirituali, si concretizza nel divieto di mangiare carne. Tuttavia a seconda delle zone geografiche in cui ci si trova, non tutti gli induisti sono vegetariani, Esistono eccezioni legate alla corrente religiosa a cui si appartiene. A prescindere da ciò, resta comunque il fatto che in generale la cucina indiana ci insegna a pensare che il cibo che abbiamo nei nostri piatti non è solo nostro e che dunque è necessario restituirne un po’ alle forze della natura che ci hanno concesso di averlo (La cucina dell’anima, G. Conte e M.R. Teodori). Nell’induismo ad esempio la restituzione avviene attraverso l’offerta di cibo e acqua alla divinità ed è tramite la preghiera che il cibo cucinato, prima di essere mangiato, puó essere cosí consacrato (se volete saperne di più vi invito a fare un giretto qui: Unione induista italiana).

Se vogliamo seguire questa filosofia mentre ci cimentiamo con la cucina indiana, proviamo ad aprirci interiormente per essere pronti ad offrire con il cuore qualcosa di nostro, come segno di gratitudine per la vita che ci è concessa e per quella che ci circonda. Ogni cosa di cui ci nutriamo vegetale e animale è una vita che viene sottratta alla natura per alimentarne un’altra. Per cucinare con l’anima ed entrare nello spirito della cultura indiana teniamolo a mente rispettando quello che abbiamo nel piatto, riconoscendo il suo valore e considerandolo un dono che ci è stato concesso.

Ora vi lascio la ricetta delle frittelle. Le ho cucinate con calma, serenamente, facendo la pace  con i demoni della mia mente e con i rancori accumulati durante queste ultime difficili settimane, ringraziando la natura per avermi donato i suoi frutti, per avermi donato energia per alimentare la vita.

Bhajias, frittelle speziate indiane con cipolla e farina di ceci

Ingredienti per circa 6/ 8 frittelle -tra parentesi le mie note
4 cipolle piccole (io 5 scalogni piccoli)
2 spicchi di aglio
50/60 gr di farina di ceci
un pizzico di lievito in polvere
acqua q.b.

1/2 cucchiaino di peperoncino in polvere
1/2 cucchiaino di curcuma
1/2 cucchiaino di grani di cumino pestati,
1/2 cucchiaino di coriandolo macinato (io prezzemolo)
sale
olio per friggere
coriandolo o prezzemolo fresco per accompagnare o altre erbette aromatiche

In una ciotola setaccia la farina di ceci. Unisci le spezie in polvere, il cumino, il sale, il coriandolo e il lievito poi, mescola tutto molto bene. A parte lava e pulisci le cipolle e l’aglio e tritali finemente. Unisci alla farina di ceci un poco di acqua tiepida in quantità sufficiente per ottenere una pastella liquida, densa e appiccicosa. Unisci alla pastella ottenuta il trito di aglio e cipolla. Amalgama tutto mescolando con un cucchiaio. Lascia riposare il composto per 5 minuti.

Nel frattempo, in una padella dal fondo spesso scalda l’olio per friggere. Appena giunge a temperatura (180 gradi circa) preleva con il cucchiaio un po’ di pastella e versala nell’olio. Appiattiscila leggermente schiacciandola con il dorso del cucchiaio. Prosegui così fino ad esaurimento del composto cuocendo a fuoco dolce 3 o 4 frittelle alla volta fino a doratura. Dopo circa 4 o 5 minuti quando inizieranno a gonfiarsi, cuocile anche dall’altro lato.

Con una schiumarola preleva le Bhajias, falle sgocciolare bene, tamponale delicatamente con carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Servile calde o tiepide accompagnate da una spolverata di coriandolo o prezzemolo fresco.

Le Bhajias sono ottime come stuzzichino ma anche abbinate ad una pietanza di carne con salse e intingoli. La ricetta può essere trasformata e riadattata ai nostri gusti scegliendo spezie ed erbe aromatiche differenti. Farle è facilissimo e ne vale davvero la pena. Oltre la cipolla possiamo provarle anche aggiungendo verdure diverse. Buon appetito e alla prossima ricetta!

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2 pensieri su “La cucina dell’anima: Bhajias frittelle di cipolla indiane e il “senso dell’offerta”

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