Pensieri fuori dal coro: Hoppin’ John per il tema del mese di febbraio MTC

Come capita spesso durante le sfide MTC per il mese di febbraio oltre alla ricetta del pollo fritto per la gara, ho partecipato anche al tema del mese realizzando una ricetta tra quelle proposte: una raccolta di piatti storici tipici della cucina afroamericana sviluppatasi nel sud degli Stati Uniti, la Soul Kitchen, o meglio Soul food, una cucina dell’anima caratterizzata da ingredienti molto ricchi cotti  lentamente, con dedizione e cura, per dargli corpo e sapore, per svilupparne l’anima. Questa cultura del cibo si iscrive in un contesto sociale più ampio perchè soul food è anche arte, storia, sentimento e spiritualità. In quest’ottica, per riscoprire origini e tradizioni dei piatti tipici che hanno fatto la storia della cucina americana del sud, all’MTC ne abbiamo provati alcuni. Le ricette le potete trovarle qui, sulla pagina dedicata insieme a quella che ho provato io e che ora vi racconterò brevemente: l’Hoppin’ John, un semplice piatto di origini africane e caraibiche francesi a base di fagioli con l’occhio, patate oppure riso e carne di maiale.

La sua storia è legata ad una leggenda metropolitana, molto simile a quella delle nostre lenticchie, secondo cui si racconta che mangiare l’Hoppin’ John il primo giorno dell’anno porti fortuna, felicità e sopratutto denaro: i fagioli metaforicamente rappresentano le monete, la carne le banconote e il pane di mais, con cui viene solitamente servito, i lingotti d’oro.
Pur essendo considerato uno dei pilastri della cucina americana del sud, le sue origini sono incerte e confuse, nonostante siano state condotte numerose ricerche per far luce sulla storia di questo piatto tradizionale. C’è chi sostiene ad esempio che il suo nome  fosse quello di un uomo che divenne famoso per aver messo in vendita fagioli, carne di maiale affumicata e riso sulle strade di Charleston, ce chi invece è convinto che Hoppin’ John sia legato al termine francese “pois pigeons” (piselli secchi); e ancora chi sostiene invece che il nome derivi da un’usanza popolare. Anche la ricetta sembra essere dubbia. Secondo alcune fonti le prime tracce di quella originale sarebbero contenute nel libro The Carolina Housewife di Sarah Rutledge, pubblicato per la prima volta nel 1847, in cui si racconta di un piatto assai simile a base di riso, pancetta e fagioli cotti a fuoco lento nella stessa pentola. Tuttavia, pur non menzionandolo esplicitamente, l’Hoppin’ John viene citato anche in una fonte precedente, all’interno del testo Recollections of a Southern Matron del 1838.
Così come accade spesso con i piatti storici di frontiera, dell’ Hoppin’ John alla fine non vi è una sola ricetta, ma numerose varianti, talvolta assai diverse: con il riso al posto delle patate, con i piselli invece che i fagioli, accompagnato da verdure, stufato o cotto nel brodo in un’unica pentola, con peperoncino o spezie.

Supposizioni, leggende, fonti a volte discordanti, qualunque sia la sua storia, alla fine, quello che è abbastanza certo però è che questo piatto ricco e saporito affonda la sue radici nell’antica cultura africana e nella triste e dolorosa storia degli schiavi africani sfruttati per lavorare nelle piantagioni di riso dei ricchi proprietari terrieri della Caroline del Sud. Costretti a vivere in condizioni di vita disumane, a quel tempo, gli schiavi delle piantagioni americane con tutta probabilità, utilizzando i pochi alimenti di sostentamento forniti dai loro “padroni”, crearono con quello che avevano a disposizione un cibo povero, ma ricco di sapore, capace di rievocare le loro origini e le loro tradizioni. Un piatto denso di affetti e ricordi, da cuocere insieme lentamente sul fuoco (e che potesse conservarsi per i giorni avvenire). Un cibo della memoria e della nostalgia, che ancora oggi, pur restando fedeli alla tradizione, subisce inevitabilmente cambiamenti ed evoluzioni.

Per prepararlo, secondo la tradizione, ecco la ricetta: ottima, saporita, un “comfort food”, in pratica uno stufato, che scalda decisamente anima e corpo. Rispetto all’originale non essendo riuscita a reperire i fagioli con l’occhio, li ho sostituiti con i borlotti, loro parenti. Il mio consiglio è quello di avere pazienza, cuocere tutto lentamente, a fuoco basso, così da mantenere la carne tenera e come da ricetta, far riposare una notte in frigo prima di passarlo in forno. Questo passaggio farà la differenza (l’ho assaggiato prima e dopo, e il risultato cambia notevolmente!). Le patate volendo si possono sostituire con il riso stando attenti naturalmente ai tempi di cottura.

HOPPIN’ JOHN

200 gr di fagioli con l’occhio (io fagioli borlotti)
1/2 cipolla bianca grande tritata
1/4 di cucchiaino di peperoncino
625 ml circa di acqua
370 g di spalla di maiale affumicata (io normale, per un gusto più intenso si può spennellare la carne con una marinatura di spezie ed erbe e lasciarla coperta in una ciotola per una notte)
2 patate medie pelate e tagliate in 4
vino bianco (un bicchiere)
(Sale q.b.)

Versa in una grande pentola dal fondo spesso fagioli, peperoncino, cipolla, acqua e vino. Porta a bollore vivace. Aggiungi la spalla di maiale, copri e porta di nuovo a bollore. Cuoci a fuoco lento per circa due ore, o fino a che i fagioli e la carne non si saranno inteneriti. Aggiungi le patate nell’ultima mezz’ora di cottura. Se necessario, dovesse risultare asciutto, aggiungi un po’ di acqua. Lascia raffreddare a temperatura ambiente poi trasferisci la pentola in frigo per una notte. Il giorno dopo rimuovi il grasso in superficie.

Riempi una pentola con i fagioli e le patate e metti la carne affettata in cima. Cuoci in forno a 200°C fino a quando sulla carne non si sarà formata una bella crosticina croccante.

Note: per comodità ho suddiviso già le porzioni nelle ciotole che poi ho passato in forno.

fonti:
www.history.com/news/hungry-history/hoppin-john-a-new-years-tradition
www.seriouseats.com/2014/12/southern-hoppin-john-new-years-tradition.html
www.foodtimeline.org/foodfaq1.html#hoppingjohn
https://en.wikipedia.org/wiki/Hoppin’_John

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7 pensieri su “Pensieri fuori dal coro: Hoppin’ John per il tema del mese di febbraio MTC

    • Mile81 ha detto:

      Cara Giovanna, non l’ho scritto tra parentesi mi sono dimenticata, io ho usato la spalla di maiale normale e viene comunque saporito alla fine, quella affumicata non sono proprio riuscita a trovarla. In alternativa per esaltare ancora di più i sapori, se hai tempo, puoi lasciare la carne in frigo una notte chiusa in un contenitore dopo averla spennellata con una marinatura di spezie ed erbe aromatiche. Per le foto, strano, mi dispiace molto. Quelle della Charlotte ora le vedi? Ho abbassato la risoluzione. Provo a farlo anche per queste. Io invece non riesco ad accedere ai miei siti seguiti. Non mi carica le pagine e non vedo cosa pubblicano gli altri 😦 Un bacio grande e buona serata! 🙂

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